La necropoli enotria di contrada San Vito

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La necropoli si estende sulle prime pendici orientali della collina di Guardia Perticara. L'abitato doveva svilupparsi sui pia-non soprastanti occupati dal centro moderno. E possibile che come a Chiaromonte o a Noepoli l'acropoli fosse occupata da più nuclei insediativi con relativi spazi cimiteriali dislocati sui primi pianori dei pendii. In quanto altura elevata sul territorio circostante anche Guardia Perticara, come i siti sopracitati, è stata sede di un piccolo insediamento nel corso dell'età del bronzo (XI V-XII secolo a.C.), le cui ceramiche si ritrovano in giacitura secondaria nella sottostante necropoli.
Questa, che doveva svilupparsi su una presumibile area di circa settemila metri quadrati, è stata indagata in due settori per una superficie complessiva di quasi tremila metri quadrati. Già individuata agli inizi degli anni novanta è stata scavata in modo estensivo solo a partire dal 1996, quando nell'area sono iniziati i lavori per la costruzione di edifici civili. L'immediato blocco degli stessi e l'inizio della ricerca hanno consentito di recuperare una delle più importanti realtà funerarie italiche dell'Italia meridionale. La necropoli è stata utilizzata ininterrottamente per un arco di tempo compreso tra gli inizi dell'Vili e la metà del V secolo a.C.. L'uso dello spazio cimiteriale per quasi quattro secoli ha determinato un fitto addensamento delle sepolture. In molti casi l'escavazione delle fosse più recenti ha determinato il taglio o la distruzione delle tombe più antiche, di cui si era ormai perso il ricordo. In alcuni settori si è evidenziata un'altissima densità di strutture funerarie che si intersecano tra loro, anche a quote differenti.
Come in gran parte del mondo enotrio le sepolture di contrada San Vito consistono in fosse scavate nel terreno, spesso delimitate o coperte da ciottoli o spezzoni di lastre di puddinga o arenaria locale. In alcuni casi si tratta di veri e propri tumuli rettangolari o ovali ricoprenti le sepolture, che potevano essere evidenziate da un segnacolo costituito da una lastra infissa verticalmente sull'estremità della fossa, di cui si è individuato qualche esempio. In pochissimi casi come elementi di copertura sono stati utilizzati frammenti di un grande pithos.
Le deposizioni sembrano essere organizzate per nuclei parentelari e familiari, come indicano le sepolture di coppia o quelle infantili, in corrispondenza di tombe di adulti, in genere femminili. Le sepolture infantili, anche di bambini molto piccoli e in genere con corredo, sono nei livelli superficiali e rivelano una perfetta integrazione nello spazio degli adulti, secondo quanto attestato anche ad Alianello o Chiaromonte. Il rituale funerario, come in tutto il bacino interno dell'Agri-Sinni, è quello dell'inumazione supina di influenza tirrenica. I corredi funerari, maschili e femminili, indispensabili per il raggiungimento della vita ultraterrena, evidenziano lo status e il ruolo sociale degli inumati, talora connotati come individui al vertice della gerarchia sociale, quasi espressione di '~aristocrazie" locali.
Fin dalla fase iniziale della necropoli (inizi dell'Vili secolo a.C.) si avvertono i segni di un'articolazione sociale già affermata, come del resto evidenziato nelle altre realtà dell'Enotria, sia pure all'interno di modelli sociali ancora di tipo tribale. A Guardia Perticara alcune sepolture femminili, distinte da tipi metallici piuttosto antichi all'interno di ricche parure di ornamenti, indicano la presenza di personaggi e nuclei familiari socialmente differenziati.
Nelle sepolture più antiche di VIII secolo a.C. il corredo vascolare è costituito da una coppia funzionale di vasi deposta ai piedi: la grande olla per contenere acqua o derrate e il relativo vasetto attingitoio, cui può aggiungersi la ciotola monoansata. L'olla, come vaso principale, è sempre in ceramica depurata dipinta con il tipico repertorio geometrico enotrio, in particolare con il motivo a "tenda elegante". Gli artigiani ceramisti di Guardia Perticara rivelano fin da tale momento particolari capacità creative nell'elaborazione di originali forme ceramiche come le olle tripodi con decorazione a "tenda" o le anse a maniglia sormontate da protomi di ariete o il vassoio ovale ad impasto rispettivamente dalle tombe 406, 132 e 61.
Le sepolture maschili sono distinte dal rasoio e dalla lancia bronzea (tomba n. 225), in un caso dal pugnale in ferro a lama sinuosa con impugnatura bronzea (tomba n. 397), secondo il tradizionale costume italico. Le sepolture femminili presentano ricche parure di ornamenti personali e del vestito di particolare complessità, affini a quelle del restante mondo enotrio e in particolare di Chiaro-monte. Oltre alle fibule bronzee del tipo ad "occhiali" o a quattro spirali spiccano i diademi ad un solo tubulo bronzeo spiraliforme che cingeva il capo e i bottoni bronzei applicati su un qualche velo ricoprente la testa e ancora le cinture formate da elementi bronzei con pendenti zoomorfi a doppia protome di ariete (tombe nn. 10 e 449) o le cavigliere bronzee (tomba n. 223). La ricorrenza dei pendenti bronzei a protomi contrapposte di arie-te, presenti anche sulle ceramiche indigene del VI secolo, sembra conferire a questo simbolo connesso con le forze feconde della natura una valenza totemico-apotropaica. Non mancano ornamenti in altro materiale come il ferro o l'ambra, in cui sono realizzate delle collane ancora di modeste dimensioni. Tra la fine dell'Vili e gli inizi del VII secolo gli apparati ornamentali divengono più sfarzosi. Il diadema si trasforma progressivamente in un ornamento a più tubuli bronzei sovrapposti che arriva a costituire un copricapo di forma troncoconica trattenuto sul retro da una serie di dischi bronzei, mentre si moltiplicano le fibule in ferro a due o a quattro spirali o i complessi ornamenti in ambra (collane, pendenti) deposti sull'area toracica (tombe nn. 69 e 199). Un puntuale confronto con Chiaromonte ed Alianello è attestato dal copricapo in tubuli bronzei disposti a contorno semicircolare, ritrovato nella tomba n. 273, anche se di dimensioni più modeste rispetto agli esemplari di quelle necropoli (tomba 325 di Chiaromonte).
La medesima tradizione perdura per tutto il VII secolo come indica il ricco apparato ornamentale della tomba n. 514 con orecchini in avorio e ambra, collana in ambra con pendenti egittizzanti in pasta vitrea, le numerose fibule in bronzo e ferro con pendenti di vario tipo e le cinture in maglia bronzea o in avorio e ambra simili a quelle note sempre da Chiaromonte o Alianello.
Una sepoltura di un importante personaggio maschile è la tomba n. 9 che presenta un eccezionale spada lunga da fendente in ferro con fodero in lamina e sospesa a una fascia in maglia bronzea indossata di traverso sul torace. La sepoltura presenta uno dei più antichi esempi di morso equino, segno di precoci contatti con ambiti esterni e dell'affermarsi del modello aristocratico del guerriero-cavaliere.
È dalla fine del VII e in particolare dagli inizi del VI secolo a.C. che tutta la realtà enotria, compresa Guardia Perticara, risente fortemente delle influenze elleniche con apporti anche dall'area tirrenica, come indicano i beni pregiati importati dalle due aree ed estranei alla tradizione locale quali le ceramiche, i vasi bronzei o i vasetti in pasta vitrea o i gioielli in argento, tra cui la fibula in lamina sbalzata a doppio disco della tomba n. 502, che comunque riflette una tipologia italica. Influenze dalle medesime aree sono nel repertorio formale delle ceramiche indigene e in particolare in quelle di imitazione o negli stessi motivi della sintassi subgeometrica bicroma, dipinti sui grandi kantharoi.
Guardia Perticara presenta una importante peculiarità, in quanto centro di elaborazione della cultura materiale enotria, in particolare dell'artigianato ceramico, che qui evidenzia aspetti inediti e produzioni di assoluta originalità rispetto al mondo italico circostante. Basti pensare ai modellini di casa-tempietto o di arredi di culto con applicazioni plastiche zoomorfe (protomi di toro o di ariete, volatili e serpenti), simboli delle forze rigenerative della natura legati a credenze di tipo ctonio. Risaltano anche i significati simbolici delle olle dipinte con fitta decorazione geometrica e munite di anse di tipo zoomorfo i e antropomorfo o dei kantharoi dipinti con analoghi schemi e figure, talora con raffigurazioni di strumenti musicali, possibili rappresentazioni di scene funerarie e ancora dei vasi plastici (kernoi), vasi compositi ravvivati sempre dalle consuete applicazioni zoomorfe.
Per tutto il VI secolo le influenze elleniche evidenziano una progressiva adesione ai nuovi modelli culturali e a cerimonie religiose quali il banchetto o il consumo del vino mutuati dalla sfera civile e religiosa aristocratica greca. A tale scopo nei corredi funerari, accanto alle forme tradizionali italiche, compaiono servizi di tipo greco, con numerosi vasi di importazione odi imitazione, o lo strumentario del fuoco necessario per la manipolazione delle carni. Parallelamente si diffondono altri rituali ellenici, quali quello dell'unzione del cadavere con olii ed essenze profumate contenuti in vasetti importati (lekythoi) o quello della purificazione dall'evento luttuoso . Si consolidano cerimoniali come quello delle offerte al mondo dell'oltretomba attestate dai vasi per versare o ricevere liquidi (acqua) rivolti alla profondità della terra come nel caso dell'associazione funzionale kantharos-louterion okantharos-vaso tubo. Quest'ultimo rituale conosce una diffusione generalizzata in quanto espressione della elementare religiosità italica legata a culti di tipo ctonio e a cerimonie di purificazione.


A Guardia Perticara un aspetto del rituale, in qualche modo collegato a credenze ctonie o alla sfera del sacrificio-banchetto, è dato dal ritrovamento di resti ossei animali all'interno della necropoli e in particolare del cranio di cavallo rinvenuto accanto alla sepoltura n. 388 del VI secolo a.C., la cui presenza può anche essere segno di prestigio sociale.
Dagli inizi del V secolo il processo di ellenizzazione delle comunità enotrie, compresa Guardia Perticara, può dirsi compiuto. Il servizio vascolare italico regredisce a totale vantaggio del corredo incentrato sul cerimoniale ellenico del simposio, basato sul consumo del vino e sulla religiosità dionisiaca. L'av-vento del pantheon e della religione greca, di credenze di tipo salvifico nell'Aldilà raccontate sui vasi attici a figure nere o a figure rosse attesta la completa ellenizzazione delle genti enotrie. L'adesione a culti religiosi quale quello rivolto alla grande divinità femminile assimilabile a Demetra-PersefOne, simbolo del rinnovarsi della Natura e del ciclo morte-rinascita, a Dioniso o a Herakles deriva dalla possibilità di identificare nelle divinità elleniche le entità religiose italiche rispondenti sempre a credenze nelle forze benevole che governano l'ordine naturale e che conducono alla vittoria sulla morte, cui si legano in particolare Dioniso ed Herakles, le cui immagini ricorrono sui vasi di tante sepolture di Guardia Perticara come nelle tombe 192, 210 o 218 con imponenti servizi legati al cerimoniale del simposio.
Un aspetto cerimoniale greco è attestato nella tomba n. 210, dove lungo la parete 5 della fossa, nella parte superiore, sono state recuperate delle coppe di tipo Bloesch C deposte verticalmente, forse appese a una parete lignea dopo le libagioni rivolte al mondo ctonio prima della copertura definitiva della sepoltura.
Sicuramente Guardia Perticara deve aver ri-sentito molto delle influenze provenienti dalla valle del Basento e quindi dalla colonia achea di Metaponto come indicano il forte processo di ellenizzazione, le affinità con la cultura materiale dell'area di Garaguso, anch'essa fortemente ellenizzata, e la presenza di tante ceramiche di produzione attica coloniale a vernice nera o figurate con immagini e miti che lasciano pensare a una selezione o forse committenza diretta da parte delle popolazioni italiche delle iconografie prossime al proprio sentire religioso.