L'ideologia funeraria durante la prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) nella Basilicata meridionale

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La prima età del ferro (IX - VIII secolo a.C.) rappresenta per la Basilicata un periodo di grandi trasformazioni. Sulla costa ionica e nell'immediato entroterra si definiscono in questo periodo insediamenti anche di notevoli dimensioni, attribuibili a popolazioni che le fonti letterarie antiche definiscono Choni. La documentazione archeologica è relativa sia ad abitati a capanne che a necropoli. La presenza, nel caso dell'Incoronata di Pisticci, di un asse viario che delimita lo spazio riservato all'abitato rispetto a quello destinato ad aree di sepolture sottolinea, con ogni evidenza, un elevato grado di strutturazione raggiunto da questa comunità.
Le necropoli sono organizzate per nuclei di sepolture, secondo una disposizione che rispecchia la suddivisione delle comunità per gruppi parentelari. Le tombe sono tutte del tipo a fossa con scheletro deposto in posizione rannicchiata: la stessa che assume il feto nel grembo materno, a voler richiamare un'idea di continuità tra la vita e la morte. Tumuli in pietra, anche di grandi dimensioni, ricoprono le sepolture relative ai personaggi che detengono il controllo sulle importanti risorse agricole: principale fonte di ricchezza di queste comunità. Tra gli oggetti di corredo, spade in bronzo o in ferro identificano lo status dei capi guerrieri, mentre preziosi ornamenti definiscono il complesso vestito cerimoniale indossato, anche in occasione della morte, dalle donne di rango elevato. Da evidenziare, a questo proposito, è la presenza di dischi in oro e vaghi di collana in pasta vitrea, che testimoniano l'esistenza di rapporti con naviganti provenienti dal Mediterraneo orientale nella fase antecedente alla colonizzazione greca. L'apertura culturale di queste comunità verso influssi esterni viene confermata, in alcuni casi, anche dalle ceramiche rinvenute nelle stesse sepolture. Emblematico è il caso di un'olla di produzione locale, dalla necropoli di Tursi - 5. Maria d'Anglona, che, accanto alla tradizionale decorazione geometrica, presenta eccezionalmente una scena figurata. Si tratta della raffigurazione di una cerimonia funebre, che trova i confronti più stretti nelle coeve ceramiche del Geometrico greco. La scoperta delle immagini come strumento di comunicazione e di riconoscimento collettivo rappresenta un'ulteriore testimonianza del grado di strutturazione raggiunto, anche a livello ideologico. Nelle aree interne della Basilicata meridionale, sempre durante la prima età del ferro (IX - VIII secolo a.C.), si insediano piccole comunità di cultura enotria dedite alla pastorizia, oltre che all'agricoltura. Gli insediamenti si stabiliscono sulle alture che controllano le vallate dell'Agri e del Sinni e dei loro affluenti:
vie percorse in particolare in relazione ai trasferimenti stagionali connessi alla transumanza. I rinvenimenti archeologici, in quest'area, sono relativi principalmente ad aree di necropoli, sempre contraddistinte da un'organizzazione per nuclei familiari. Le sepolture sono tutte del tipo a fossa, talora semplice o con copertura sommaria di pietrame, ma prive dei monumentali tumuli in pietra attestati sulla costa ionica. Lo scheletro è in posizione supina, a marcare la netta distinzione con quell'area e la gravitazione culturale verso ambiti tirrenici, dove questo tipo di sepoltura risulta pressocchè esclusivo.
La necropoli di Chiaromonte, ad oggi, ha restituito la documentazione più significativa in merito. Nella fase iniziale di IX secolo a. C. i guerrieri sono armati di lancia bronzea nell'ambito di una struttura sociale in apparenza priva di particolari strutturazioni. A partire dalla fine dello stesso secolo si registra la presenza di spade e pugnali in bronzo o in ferro dalla fattura estremamente raffinata, relativi ad un'élite di guerrieri.
Nella stessa necropoli sono documentati altri beni di prestigio identificativi di uno status privilegiato. Si tratta di bacili in bronzo laminato su tripode in ferro e di preziosi ornamenti (vaghi di collane) in ambra. I primi sono importati dall'area tirrenica, dove sono attestate significative presenze sia greche che etrusche. L'ambra è una resina fossile estratta sulle coste del Mar Baltico, che si diffonde anche in Italia meridionale attraverso itinerari adriatici. Alla stessa erano attribuiti poteri apotropaici e curativi che le conferivano una particolare preziosità. Questi elementi confermano la complessità delle relazioni già in atto in Italia meridionale, che coinvolgono a pieno titolo anche le comunità enotrie della Basilicata.
La necropoli di Guardia Perticara presenta, sia pure in forme meno sistematiche, una documentazione archeologica altrettanto significativa, in assenza di testimonianze più antiche, quanto meno a partire dagli inizi dell'VilI secolo a. C. Un'analisi puntuale dei rinvenimenti permette di cogliere gli stessi processi di strutturazione sociale e di interrelazione con ambiti culturali esterni evidenziati per Chiaromonte.

La diffusione, nei corredi funerari, di forme ceramiche a decorazione geometrica o ad impasto del tutto originali e di pendenti zoomorfi in bronzo a protomi contrapposte di ariete o in forma di coppia di figure umane conferisce un aspetto peculiare alla comunità enotria di Guardia Perticara. In particolare si registra nel corso dell'VilI secolo una ricchezza di fondo delle sepolture, le cui fosse risultano coperte più o meno sommariamente da pietrame e da ciottoli. Di particolare interesse sono alcuni corredi femminili con complesse parures di ornamenti personali o del vestito tra le quali le tombe nn. IO e 223, che tra gli ornamenti ha restituito una coppia di cavigliere a nastro bronzeo con appendici a spirali . Si segnalano inoltre le sepolture nn. 395, 199, 392 e 30 con diadema-copricapo a tubuli bronzei, fibule in bronzo e ferro, in particolare del tipo a doppia spirale, armille a spirale e piccoli pendenti a placca ornitomorfa con catenelle. Compare anche l'uso dell'ambra, mentre la condizione femminile è sottolineata dalla presenza della fuseruola, evidente riferimento all'attività tessile. Tra le sepolture maschili sono quelle relative ad armati di lancia bronzea come nel caso delle tombe n. 225 e 61 , di cui la seconda presenta anche un coltello in ferro. Anche le sepolture di adolescenti possono presentare un elevato livello di ricchezza come nel caso della bambina della tomba n. 377 e del bambino della tomba n. 264 dello scorcio dell'Vili secolo a.C., che presenta anche un singolare sonaglio fittile.
Nella fase successiva di VII-VI secolo a. C. apparirà ancor più evidente il ruolo di un'élite che intende esaltare, attraverso produzioni ceramiche originalissime (come i modellini di casa-tempietto) commissionate ad artigiani specializzati, la propria specificità culturale.