La necropoli enotria di contrada San Vito in età arcaica

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A Guardia Perticara, come nel resto dell'Enotria, già dalla prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) l'emergere di nuclei familiari rilevanti comporta una progressiva strutturazione dei gruppi sociali, in particolare in età arcaica, tra VII e VI secolo a.C.. Tale processo è favorito dalla fondazione delle colonie greche sullo Ionio e dalla forte realtà etrusco-ellenica sul versante tirrenico, che determinano l'apertura di vie commerciali lungo i percorsi fluviali dell'Enotria interna per il collegamento dei rispettivi mercati. Le comunità indigene dell'entroterra divengono così soggetti attivi nel controllo e nella mediazione dei traffici su lunga distanza, attuati secondo il modello degli scambi successivi, indispensabili per le economie di realtà così evolute, a loro volta collegate con mercati anche lontani.
L'analisi delle necropoli enotrie (Latronico, Shiaromonte, Alianello) rivela, nel corso del VIII e nei decenni iniziali del VII secolo a.C., presenza di beni importati per il loro intrinseco valore, pur se è sempre evidente nel rituale funerario la continuità culturale con la tradizione precedente. Il corredo ceramico si basa sulla coppia vascolare grande vaso - vasetto attingitoio legata probabilmente alla valenza purificatoria dell'acqua, simbolo di ritrazione, mentre il restante corredo rihia costantemente l'esigenza di sottolila condizione maschile o femminile e lo sociale dei defunti attraverso l'esibizione delle armi e degli ornamenti personali. Nel corso del VII secolo i diversi gruppi, compreso quello di Guardia Perticara, appaiono ancora di modesta entità, con una società di tipo tradizionale, organizzata su clan parentelari, secondo il modello che perdurerà fino alla fine della realtà enotria, nel corso del V secolo a.C.. La crescita socioeconomica del VII secolo si riflette nella progressiva esibizione di ricchezza dei nuclei familiari rilevanti che via via si estende anche alla base della compagine sociale; ne è testimonianza la diffusione, ad esempio, di servizi vascolari più articolati nei quali sono presenti forme destinate a contenere offerte di cibo.
I nuclei familiari coinvolti nei processi di strutturazione sociale si distinguono per il corredo, che comprende beni pregiati acquisiti dalle realtà esterne, probabilmente attraverso la pratica del dono.
Le sepolture maschili, normalmente improntate ad una severa austerità, evidenziano l'importanza e il ruolo sociale del defunto attraverso il simbolo tradizionale del capo guerriero, rappresentato dalla spada. È il caso della tomba n. 9 di Guardia Perticara, relativa ad un armato di spada lunga di tipologia ellenica, ma sicuramente realizzata in ambito italico. L'arma è associata ad un bene di lusso di provenienza tirrenica, qui rappresentato dal bacino in lamina bronzea contenente un morso equino in ferro, simbolo del prestigioso modello ellenico del guerriero-cavaliere. Analogamente sulla scia della tradizione precedente, si afferma lo status della donna, che esprime, attraverso i sontuosi vestiti e i complessi ornamenti la propria posizione di ruolo e di rango all'interno della società.
Gli apparati ornamentali di gusto orientalizzante delle necropoli di Chiaromonte, Latronico, Alianello e Guardia Perticara rappresentano una evoluzione in termini di esibizione di ricchezza, rispetto a quelli più semplici, ma pur sempre ricchi, della prima età del ferro. La complessità degli apparati del VII secolo a.C. si spiega con l'esigenza tradizionale di segnare lo status sociale attraverso il valore reale di beni pregiati, indice di ricchezza e di potere d'acquisto delle genti enotrie. In tal senso è diretta l'ostentazione dei fastosi copricapo a tubuli bronzei, delle cinture in ambra, avorio e bronzo, o delle cinture in maglia bronzea con pendente a placca ornitomorfa, ecc. Si tratta di vestiti cerimoniali, di cui si conservano solo gli elementi ornamentali, il cui eccezionale stato di conservazione consente di ricostruire integralmente i complessi apparati, spesso di matrice adriatico-balcanica, nei quali sono presenti materiali pregiati importati dal mondo tirrenico o anche orientale. Di grande ricchezza dovevano essere i tessuti riccamente ornati con ricami a motivi geometrici, come ha rivelato un frammento di tessuto mineralizzato su un anello digitale a spirale in ferro proveniente dalla tomba n. 325 di Chiaromonte, databile al VII secolo a.C.. Tali tessuti non dovevano essere dissimili da quelli eccezionalmente recuperati nella necropoli romagnola di Verrucchio o rappresentati sulle stele della vicina daunia, i cui abiti ricamati e gli ornamenti, in particolare collane, cinture e fibuie con pendenti in ambra, sembrano essere identici agli esemplari che le operazioni di restauro restituiscono via via dalle necropoli enotnie. Anche il frammento di tessuto con motivo a meandro da Chiaromonte sembra riferirsi a un accessorio dell'abbigliamento italico, i lunghi guanti ricamati costantemente rappresentati sulle stele daunie.
Un analogo abito cerimoniale doveva indossare la defunta della tomba n. 514 di Guardia Perticara, che reca un ricco conredo con orecchini in avorio e ambra, collana a tre giri di ambra con pendenti in pasta vitrea in forma di divinità femminili egittizzanti e di Bes (cfn. fig. 12). Tra le numerose fibule in bronzo e ferro di vario tipo e dimensioni, risalta la grande fibula ad occhiali in osso con elementi centrali in ambra. L'abbigliamento ècompletato dalla cintura in avorio e ambra con placca centrale circolare di raccordo in bronzo e dalla cintura a maglia bronzea con pendente ornitomorfo, simile agli esemplari di Chiaromonte e Alianello. Le cinture, in particolare, costituiscono un unicum nel panorama italico per lo sfarzo che ancona oggi testimoniano nella ricca tessitura di centinaia di periine alternate in ambra, avorio o bottoni hronzei.
I ritrovamenti di Guardia Perticara consentono, ancor più che le necropoli di Chiaromonte e Alianello, di definire l'evolvere di alcuni ornamenti particolari come i diademacopricapo a tubuli bronzei spiraliformi, trattenuti sul retro da dischi in lamina. Dal diadema composto da un unico tubulo, diffuso dal IX - inizi dell'VIII secolo, si passa a quello formato da più tubuli (tomba n. 10 di Guardia Perticara), fino a giungere al copricapo troncoconico, formato da una serie di tubuli bronzei sovrapposti (tomba n. 199), che poi evolve nelle complesse e grandi acconciature del capo, a contorno semicircolare, realizzate sempre in tubuli bnonzei, note da Chianomonte e Alianello e dalla tomba n. 273 di Guardia Perticara, che ne ha restituito un esemplare analogo di minori dimensioni. Nell'ambito del VII secolo a.C. tali ornamenti sono accompagnati da una serie di fibuie a due e a quattro spirali in ferro o in lamina di bronzo con collane e pendenti in ambra, utilizzati come elementi decorativi o di collegamento delle stesse fibule.
Dalla fine del VII secolo e in particolare nel corso del VI secolo a.C. tutte le necropoli enotnie risentono fortemente delle influenze elleniche, con apporti anche dall'area tirnenica, come indicano i beni di lusso importati da quelle aree ed estranei alla tradizione locale. Nella transizione fra i due secoli la documentazione archeologica evidenzia ancon più gli interessi dei gruppi enotni per il mondo greco e tirrenico. Il diffuso benessere si traduce in un incremento demografico e in un rafforzamento economico di tutto il comparto agnino-sinnico, fino al consolidarsi di vere e proprie anistocrazie tnibali. Il rituale funerario riflette nuove consuetudini e comportamenti propri delle nobiltà elleniche, che inizialmente appaiono adottati solo dalle élites per sottolinere l'elevato livello sociale degli individui sepolti. Si afferma così il rituale del banchetto funebre, mediato dalla sfera civile e religiosa dell'aristocratico greco come cerimonia comunitaria, che in ambito funerario diviene rappresentazione del banchetto eterno dell'Aldilà.
Nelle sepolture maschili di VI secolo a.C. di Guardia Perticara si sottolinea sempre il ruolo di guerriero del capoclan, mediante l'armamento tradizionale costituito dalla tipica spada a lama corta, dalla punta di lancia e dal coltello in ferro. Gli armati ditale panoplia - e in particolare della spada come arma di prestigio individuale - appaiono scandire le diverse generazioni delle comunità enotnie. La panoplia tradizionale, associata nei corredi alle suppellettili funzionali delle cerimonie del banchetto e del consumo del vino, si ritrova a Guardia Penicara in diverse sepolture del VI secolo a.C..
Risultano assenti a Guardia Perticara e Alianello gli elementi delle armature difensive greche di tipo oplitico (elmi, schinieni) noti da aree vicine come Armento o Roccanova: ciò, paradossalmente sembra indicare un più accentuato grado di ellenizzazione ditali comunità, basato più che sulla presenza di reaha sull'adozione di modelli socio-politici e religiosi greci. I rituali fondati sul banchetto e sul consumo del vino esprimono l'accentuarsi dell'organizzazione sociale e, a livello ideologico, il continuo riferimento alle strutture sociopolitiche del mondo greco, dove il consumo delle carni era legato alla sfera aristocratica del sacrificio con implicazioni politico-religiose.
Dal VI secolo a.C. il sistema delle armi nelle sepolture maschili assume un ruolo sempre meno enfatico, anche nelle sepolture di armati di spada. Assumono, per contro, grande rilievo lo strumentanio del fuoco (alani, spiedi, molle), legato alla manipolazione delle carni e al cerimoniale del banchetto, e l'articolato servizio vascolare, che si va ad aggiungere alla coppia tradizionale grande vaso - vasetto attingitoio. La suppellettile è ora rappresentata da ceramiche di produzione locale o di imitazione e verso la fine del secolo di importazione attica, con forme funzionali ai rituali del consumo del vino e all'unzione del cadavere.
Di particolare interesse è la produzione di ceramiche locali dipinte con un semplice repertorio geometrico, i cui motivi si combinano variamente tra loro con notevoli effetti di esuberanza decorativa. L'ornato spesso si compone in schemi di grandi originalità o nell'elaborazione di motivi antropomorfi stilizzati, con rappresentazioni nel consueto atteggiamento di lutto con le braccia alzate. Pur se ridotti a semplici schemi geometrici (losanghe, schemi a fiamma o a meandro spezzato), le stilizzazioni antropomorfe rimangono riconoscibili e si dispongono, a volte, a costituire una sorta di koros funebre danzante intorno al vaso, come nel caso dell'olla con anse plastiche della tomba n. 125. Sempre con la sfera funeraria è connessa la figurazione sul kantharos della tomba n. 115, in cui compare un suonatore di un grande strumento musicale a corde. Non mancano le influenze tirreniche, fatte proprie dall'artigianato ceramico enotnio, in particolare nelle forme di imitazione o su alto piede o plastiche (vasi a barile) o composite come nel caso dei kernoi.
Nel corso del VI secolo si diffondono i prodotti imitati dal repertorio ceramico corinzio o greco-orientale, ben evidenti in forme quali le oinochoai, le brocche, coppe e piatti, i vasi-tubo o bouteria, i kothones, le coppe su piede, ecc.. Gran parte delle forme greche di imitazione o di importazione è connessa con il consumo del vino, il cui complesso rituale richiede forme differenti per la preparazione e la mescita della bevanda sacra.
Al rituale ellenico dell'unzione del cadavere, che ben presto si diffonde presso le comunità indigene, sono preposti piccoli contenitoni di olii profumati, quali le lekythoi attiche a vernice nera e a figure nere della fine del VI secolo a.C. o i vasetti in pasta vitrea di importazione orientale.
A rituali punificatoni di antica tradizione, ma permeati da cerimoniali ellenici, erano preposte forme vascolari quali il vaso-tubo associato al kantharos per versare liquidi verso le profondità ctonie della terra.
Di questi rituali, in particolare del cerimoniale del banchetto e del consumo del vino, sono partecipi anche importanti personaggi femminili, che esibiscono quei servizi funzionali a conferma del ruolo centrale della donna nella società enotnia. Il prestigio delle defunte è altresì attestato dalle ricche parures di ornamenti in ferro, bronzo, ambra, che conoscono ora una massiccia diffusione.
La presenza di ambra in grandi quantità testimonia sempre più l'elevato potere d'acquisto delle comunità enotnie, che potevano entrare in possesso di un bene così pregiato, proveniente dal Mar Baltico e commercializzato (e probabilmente lavorato) in ambito piceno-adratico. La richiesta di ambra era legata alle qualità terapeutiche e magiche e alla provenienza divina che gli antichi attribuivano a questa resina dalle origini misteriose, qualità che in ambito funerario riflettevano credenze salvifiche. Secondo gli antichi l'ambra sarebbe scaturita dal pianto delle Eliadi, in lutto sulle rive dell'Enidano per la morte del fratello Fetonte, lì precipitato dal fulmine di Zeus dopo che Fetonte aveva disubbidito e rubato il carro del Sole .
Tra gli ornamenti del VI secolo risaltano proprio le collane di ambra con vaghi in forma di cypraea, i diversi pendenti delle fibule o le forme del tutto peculiari delle stesse in bronzo e ferro, spesso con arco rivestito o sormontato da elementi in ambra o osso, come nel caso della tomba n. 125. In ambra intagliata è il pendente in forma di pesce della tomba n. 325, che si aggiunge ai tanti pendenti zoomorfi o figurati provenienti dal bacino agnino-sinnico, noti soprattutto dalle collezioni del Louvre e del British Museum. Non mancano fibule in metallo pregiato come la fibula a doppia lamina circolare in argento sbalzato della tomba n. 502. Tipiche delle sepolture femminili sono alcune forme vascolari peculiari di Guardia Perticara, un unicum nel panorama dell'artigianato ceramico del VI secolo a.C., come i modellini in forma di casa-tempietto o di arredi per il culto. Questi modellini sono solitamente sormontati da appendici plastiche zoomorfe (teste di arieti e tori, volatili, serpenti), presenti anche su forme vascolari composite (kernoi) o sull'orlo di grandi coppe. Si tratta di elementi teniomorfi connessi con le forze vitali della natura e con il ciclo morte-rinascita che in ambito funerario riflettono elementari credenze di religiosità salvifica.
Sono questi gli elementi che sottolineano anche l'adozione da parte delle comunità indigene del pantheon ellenico, soprattutto per quanto attiene alle divinità femminili, alle quali si compenetrano le dee indigene, che ne acquisiscono gli attributi, con un sincretismo di non sempre agevole comprensione. La presenza di questi attributi sui modellini è testimonianza del culto da parte delle donne, che, nella loro qualità di signore della casa, evidenziano la venerazione alle divinità che presiedono all'oikos.
Così le olle con anse plastiche di tipo zoomorfo e antropomorfo sono connesse a credenze magico-apotropaiche, attestate anche dagli occhi rappresentati sull'orlo di oinochoai di imitazione. Sempre a credenze salvifiche si legano le iconografie presenti sulle lekythoi attiche dello scorcio del VI - inizi del V secolo a.C., con raffigurazioni nella tecnica a figure nere ispirate alla religiosità dionisiaca o ad episodi del ciclo di Herakles o di Teseo o Filottete, che diffondono immagini e contenuti religiosi ellenici, riferiti alla vittoria sulle forze del male e sulla morte.
Tali presenze sono attestazione di un ulteriore processo di ellenizzazione delle comunità italiche, in particolare di Guardia Perticara, dove l'adesione a pratiche etico-religiose greche rappresenta il punto di arrivo di un lungo processo di integrazione culturale, cui sicuramente non è estranea la colonia achea di Metaponto, polo di inradiazione della cultura ellenica lungo la valle del Basento.